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Comunicato stampa

Conferenza Stampa – 10 febbraio 2021

PARCO ADAMELLO BRENTA – INSEDIAMENTOCOMITATO DI GESTIONE

Con la nomina del Presidente Walter Ferrazza, della giunta esecutiva e l’insediamento del nuovo

comitato di gestione parte il nuovo quinquennio per la gestione del Parco Naturale Adamello Brenta.

Un periodo molto importante per il destino di questa area protetta. Dopo trent’anni di istituzione del

PNAB, ci troviamo di fronte ad un bivio: e dobbiamo decidere seriamente che strada intraprendere

come membri di questo comitato. Tra le due, l’una:

vogliamo essere rappresentanti efficienti e convinti di aderire ad un progetto culturale di

conservazione ambientale che potrebbe essere utilmente ed intelligentemente diffuso a tutto il

territorio?

vogliamo seguire la strada del puro marketing aziendalistico e di vendita di gadget di immagine

bucolica di prodotto turistico banalmente volto ad un sistema marginale prevalentemente

folcloristico e di immagine?

Augurandoci che la prima opzione sia prevalente, evidenziamo come al momento siano costanti le

buone intenzioni dichiarate in politica sia da parte di chi amministra ed a suo tempo ha amministrato,

ma altrettanto costantemente accompagnate da numerose contraddizioni.

Osserviamo che il Parco è una risorsa importante che crea sicuramente, con il suo indotto, del reddito

in primis per chi abita in loco, ma andrebbe visto anche come ottima scuola di formazione per giovani

studenti e lavoratori in genere che intendono interessarsi alla tutela ambientale, alla ricerca

scientifica e alla conservazione del proprio territorio. Quindi crediamo che la PAT debba ragionare

attentamente sulla strategia seguita: non è accettabile che l’amministrazione politica, dopo aver

creato in tempi migliori delle ottime opportunità, con troppa celerità proceda ora con tagli generici su

capitoli che possono apparire meno essenziali.

Infatti non si può non vedere quanto squilibrio si è palesato negli ultimi anni, con il taglio di

finnziamenti ai parchi naturali ed invece una costante tendenza al trasferimento cospicuo di

finanziamenti sul capitolo dedicato allo sci di discesa ed alle infrastrutture annesse, anche nelle zone

tutelate;in sede del Comitato di Gestione siamo stati richiamati a valutare infinite richieste di deroga

alle normative di tutela vigenti per realizzare infrastrutture legate allo sci di discesa.

Purtroppo stiamo ancora assistendo a progettazione ed esecuzione di: allargamento piste, bacini

idrografici, posa di strutture alberghiere nuove con conseguenti richieste di deroghe all’interno di

parchi ed aree protette, nonostante valutazioni approfondite pongano molti dubbi in merito al ritorno

economico che possono ancora dare opere di questo tipo e nonostante le conclamate problematicità

di ordine ambientale richiamate tantevolte delle associazioni ambientaliste. Anche il PNRR – Piano

Nazionale Ripresa e Resilienza (“recovery fund”) è stato preso dalla Provincia come un’occasione per

facilitare la posa di nuove infrastrutture anche in territori di parchi ed aree protette.

Il Parco naturale Adamello Brenta deve ora cambiare marcia: un’area protetta come questa si

diversifica dal restante territorio per una maggiore tutela accompagnata dall’integrazione con le

attività culturali ed economiche del luogo. Attività che vedono il loro campo d’azione

progressivamente consumato proprio dalle stesse deroghe che dovrebbero favorirle: “sostenibilità”

non è una parola vuota, ma densa di significato trasversale a moltissimi campi. La salvaguardia

ambientale è il mezzo per ottenerla, come ci è reso dolorosamente evidente dall’attuale emergenza

ambientale mondiale, se vogliamo che questo parco possa essere goduto anche dalle generazioni

future.

La precedente giunta è stata martoriata da mille difficoltà, soprattutto di ordine finanziario che è la

linfa vitale per mantenere un progetto importante nato da una lungimirante proposta politica di

valenza ambientale degli anni Ottanta, ma che oggi non vede una dignitosa continuità. Pur fra

momenti di scontro e di viva discussione riconosciamo al presidente uscente la passione e la volontà

di aver tentato di accrescere la straordinaria valenza di questo Parco Provinciale, testimoniato da:

allargamento confini, opposizione ai grandi eventi in quota e all’area sciistica dei Serodoli, il lavoro di

portata internazionale del “Geoparco”, il progetto di ricerca BioMiti di studio degli ecosistemi presenti

nel parco e di comprendere la loro risposta ai cambiamenti climatici. Emerge una forte

preoccupazione che possa ora esserci una continuità su questa strada pur difficile e piena di ostacoli e

ci chiediamo come sia possibile che in un territorio così vasto amministrato da ben venti comuni

dislocato su tre valli che hanno una storia importante immersa in una autonomia speciale, sia arrivata

una sola candidatura alla guida di un Parco che dovrebbe essere l’immagine portante della nostra

provincia.

Questo fa emergere le lacune della L.P. n°11 del 2007 che governa la gestione delle dei parchi e

delle aree protette che da spazio amministrativo nelle giunte esecutive dei due nostri Parchi

Provinciali ai soli rappresentanti istituzionali dei residenti nei comuni ricadenti nelle aree stesse. A

nostro avviso, Parchi ed Aree Protette sono un bene comune di tutti i residenti in provincia e pure i

finanziamenti, quindi sarebbe utile e giusto oltre che come già nel comitato di gestione, dare anche

la possibilità di entrare nelle giunte anche alla rappresentanza delle associazioni ambientaliste e a

una rappresentanza del mondo scientifico. Questa nostra osservazione va comunque rivolta alla

politica perché le eventuali modifiche di legge ovviamente non spettano al PNAB.

Noi non abbiamo votato Ferrazza come presidente perché riteniamo che ci sia un possibile conflitto di

interesse fra il suo ruolo di sindaco di un Comune con quello di presidente super-partes del Parco, per

lo scarso contributo dato in passato alla gestione del Parco e perché cacciatore. Però da adesso lo

giudicheremo sulla sua gestione e saremo pronti a collaborare se si impegnerà a realizzare le parti

condivisibili del programma presentato.

In ogni caso come associazioni ambientaliste ci impegneremo assiduamente, con proposte costanti sui

temi amministrativi e di gestione che auspicabilmente riguarderanno tra le altre cose una nuova

visione della mobilità all’interno dell’area parco e una rinnovata attenzione alle sorti dei lavoratori.

Saremo altresì intransigenti su molte questioni che riguardano conservazione della biodiversità, della

fauna e della flora che appunto ci hanno portato spesso sulla via delle “deroghe”.

Alcuni temi specifici

Vogliamo elencare alcune proposte di gestione, auspicabili per i prossimi anni, evidenziando alcune

criticità e la nostra visione del Parco futuro: un Parco vittima come già ricordato di una emorragia

continua di finanziamenti pubblici, di una gestione politica poco lungimirante, più attenta ad

accontentare la parte economica rispetto a quella naturalistica. Nonostante le due cose,

conservazione della natura ed indotto economico, possano benissimo convivere.

Ecco dunque che il parco se vuole continuare a chiamarsi tale dovrà puntare ad una salvaguardia della

biodiversità sempre più necessaria anche per la nostra stessa sopravvivenza. Chiaramente non

proponiamo l’idea di un parco imbalsamato: tuttavia, la frequentazione umana dovrà essere meno

aggressiva e più rispettosa del territorio. Questo si ottiene con informazione, regole, all’occorrenza

anche con divieti e sanzioni adeguate.

Conservazione

In previsione dell'aggiornamento del piano faunistico, considerando che in un Parco naturale

non si dovrebbe cacciare, come in quasi tutti i parchi nazionali, e tanti internazionali, si propone

almeno di chiudere la caccia a tutte le specie di uccelli, in particolare ai galliformi alpini a forte

rischio di estinzione e alla lepre. Prevedere abbattimenti di questi animali non trova alcuna

giustificazione, a maggior ragione in una gestione oculata di un’area protetta, senza considerare

la forte sofferenza dettata dai cambiamenti climatici alla quale queste specie andranno incontro

o stanno già subendo.

Evitare nel limite del possibile i disturbi antropici, in particolare nel periodo riproduttivo delle

specie faunistiche ed invernale

Limitare al massimo l’uso di motoslitte e altri mezzi a motore, nonchè mezzi ecologici di

spostamento che diventano comunque impattanti se utilizzati da numeri importanti di

persone. Mountain bike ed e-bike, pur essendo mezzi ecologici, sono tuttavia di uso sempre più

diffuso: rendono inoltre accessibili aree una volta irraggiungibili. Di conseguenza devono essere

autorizzati esclusivamente su percorsi ben definiti, senza lasciare accessibile qualsiasi versante.

Monitoraggi faunistici

Si propone di limitare l’utilizzo di droni, sempre più diffusi, per soli fini di ricerca o previo il rilascio di

specifiche autorizzazioni. Pure le regole per un uso consapevole delle fototrappole, comunque da

autorizzare in seguito ad esplicita richiesta, dovrebbero essere chiaramente esplicitate: il rischio che

amatori casuali pur con le migliori intenzioni arrechino disturbo è alto.

Sci alpinismo e escursionismo

Nel periodo invernale, almeno nel parco, si dovrebbe arrivare a delle zone aperte e a delle zone

vietate allo sci alpinismo, escursionismo, ciaspole, ecc. seguendo ad esempio il lungimirante

esempio dei cantoni svizzeri (zone di tranquillità – https://www.zone-di-tranquillita.ch) questo per

tutelare le specie faunistiche nelle aree di svernamento, evitando fonti di disturbo che in questo

periodo potrebbero essere letali vista la difficoltà di alimentazione.

Grandi eventi

Chi ama i parchi e la natura non può condividere quanto accaduto nel 2020 con alcuni grandi eventi

che nulla hanno a che fare con la logica di conservazione di un‘area protetta. Le misure di

compensazione previste e tutte da discutere, non vengono quasi mai realizzate e comunque sono

misure che non mitigano il danno ambientale, ma al più rattoppano una ferita. Cerchiamo di

valorizzare il Parco Adamello Brenta per quello che è: un ambiente naturale unico, bello e delicato e

per questo reso appetibile ad un turismo di qualità che sappia apprezzare i veri valori di questo

territorio meraviglioso. Di conseguenza, no a deroghe per i cosiddetti grandi eventi salvo che non

vengano compiuti in prossimità dei centri abitati.

Restauri e costruzioni

Qualora si rendesse necessario intervenire su manutenzioni e costruzioni di manufatti, evitare l'uso di

ampie vetrate, un grave pericolo per gli uccelli che vanno ad impattarvi. Se ciò non fosse possibile,

usare vetri opachi o disegnati in modo tale da essere visibili (https://www.audubon.org/news/birdfriendly-buildings). Questo va ovviamente fatto a livello di progettazione dei lavori, anche perché

intervenire dopo non avrebbe lo stesso risultato dal punto di vista estetico.

Cavi su impianti

Implementare un sistema per rendere visibili i cavi degli impianti sciistici, ad esempio con lamelle

colorate, per evitare l'impatto dei galliformi e rapaci, coerentemente a quanto applicato in altri paesi

europei (es. Francia, progetto Birdski che vede la collaborazione del Parco Nazionale della Vanoise e le

vicine stazioni sccistiche – https://www.connexionfrance.com/French-news/Project-aims-to-protectbirds-put-at-risk-by-skiers)

Animali domestici

Nel parco, i cani devono essere tenuti al guinzaglio anche lungo, in modo da evitare contatti con la

fauna selvatica e a volte la perdita del cane: notiamo che da una relativamente recente indagine del

MUSE/SF (Rapporto Grandi Carnivori, 2017) la percentuale di cani sciolti nell’area del parco risulta

enormemente prevalente.

Per quanto riguarda invece gli allevamenti, riterremmo importante che il Parco prepari un report

periodico sulla situazione di pascoli, allevamenti, arnie nel Parco, che descriva gli interventi effettuati

a protezione degli animali domestici e valuti la loro efficacia. Pensiamo che il Parco debba svolgere, in

dialogo fra le parti, un ruolo propositivo nel creare le condizioni per una convivenza fra le attività

zootecniche e la presenza dei predatori.

Grandi Carnivori

La presenza nel Parco dell'Orso e ora anche del Lupo necessita di una massiccia e corretta

informazione, per evitare spiacevoli incidenti e comportamenti inadeguati che portano anche a

violazioni delle norme vigenti in merito al disturbo alla fauna selvatica. I grandi carnivori devono

essere visti come una valorizzazione del parco e una opportunità per un turismo ecologico

Informazione

Uno dei ruoli fondamentali del Parco è quello di provvedere a un’informazione corretta e ad

un’educazione ambientale di residenti e turisti. Malgrado i notevoli sforzi degli ultimi anni,

l'informazione è spesso carente; mancano soprattutto informazioni sulla zona in cui ci si trova e sulle

norme che sono da rispettare. Cartelli di dimensioni adeguate, in particolare per le zone di forte

presenza dell’orso, sarebbero necessari ad ogni ingresso nel parco con evidenziate regole

comportamentali da rispettare non come consiglio ma come obbligo. Nelle strutture ricettive della

zona si dovrebbero trovare degli opuscoli informativi, che presentino non solo i vari sport e itinerari

che si possono praticare, ma anche informazioni sugli ecosistemi presenti nel parco, sulla flora e la

fauna selvatica, sulla storia della frequentazione umana della zona, sulle attività di ricerca in atto nel

parco e sulle norme di comportamento da tenere, in particolare data la presenza dei grandi carnivori.

Vigilanza

Chiaramente possiamo fare un bellissimo e condiviso programma di gestione e relative regole, ma se

non c’è chi le fa rispettare queste rimarranno lettera morta.

Per fare questo bisogna ripristinare la figura del Guardia Parco, che una discutibile scelta politica ha

malauguratamente soppresso lasciando a tutti gli effetti il parco senza vigilanza. Diciamolo chiaro: il

corpo forestale provinciale che dovrebbe assicurare l'osservanza delle leggi, all'interno dell'area

protetta, con tutta la buona volontà non può sostituire i guardia parco, essendo il corpo forestale

provinciale già ora fortemente carente in organico e con innumerevoli compiti da svolgere.

Noi proponiamo di ripristinare la figura del Guardia Parco con un concorso pubblico per

l'assunzione di almeno 12 Guardia Parco, indispensabili secondo noi ad una gestione qualitativa di

un’area protetta così importante, sia per la vigilanza, necessaria a far rispettare le leggi, che per un

monitoraggio faunistico più esaustivo e completo nonché di supporto ai visitatori.

Finanziamenti

Il parco ha bisogno di ulteriori e cospicui finanziamenti pubblici per far fronte alle sfide nelle quali è

già immerso, considerando anche che il Parco crea lavoro e reddito per non parlare dell'indotto, ma

riceve briciole rispetto a quello che produce o può produrre con un turismo veramente sostenibile, la

vera scommessa per il futuro.

Notiamo che nel 2012 un convegno organizzato dalla P.A.T. a Trento aveva calcolato il volume di affari

dell’indotto, dei due parchi naturali provinciali e lo Stelvio, in circa 84 milioni di euro compresi di IVA:

malgrado questo ai parchi spettano solo briciole. Si potrebbero finanziare i parchi con la tassa di

soggiorno o parte di essa, versata dai turisti nei comuni o valli che beneficiano della presenza del

parco.

Non ci si dica che non ci sono risorse finanziarie per le aree protette e per l’ambiente in genere:

quando esiste la volontà, i finanziamenti esistono anche il finanziamento di progetti palesemente

assurdi ed insostenibili su attività in perdita.

Una inversione di tendenza nel nostro modo di rapportarci alla natura è necessaria, se non capiamo

questo la partita è persa.

Circolo di Trento di Legambiente

ENPA Onlus di Rovereto

LAC Trentino Alto Adige/Südtirol

LAV del Trentino

Mountain Wilderness Italia

LIPU Trento

PAN-EPPAA

WWF Trentino

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Per informazioni: WWF Trentino Alto Adige · trentinoaltoadige@wwf.it

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