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Valtrigona · Sentiero natura

Cippo 3

La fustaia di abete rosso

Confine: gestionale Oasi WWF Italia, coerente con le particelle catastali. La posizione di questa tappa non è ancora rilevata: la cartina mostra tutto il sentiero. Tracciati e tappe: OpenStreetMap (ODbL); i cippi 2, 5, 6, 7 e 13 sono collocati lungo il sentiero dalle indicazioni del WWF Trentino Alto Adige. Il confine è indicativo.

Fino al 2018, quest’area era caratterizzata da una pecceta rada, con imponenti tronchi colonnari che si innalzavano sopra un sottobosco di muschi, felci, erbe e distese di mirtilli.

Nell’ottobre del 2018, la tempesta Vaia, con venti che superarono i 200 km/h, devastò vaste porzioni delle valli circostanti, sradicando alberi e trasformando il paesaggio. Gli abeti rossi (Picea abies) furono particolarmente colpiti a causa della loro chioma sempreverde, che crea un “effetto vela”, e del loro apparato radicale superficiale, meno resistente rispetto a quello di larici (Larix decidua), abeti bianchi (Abies alba) e latifoglie come il faggio (Fagus sylvatica).

L’infestazione del bostrico

Dopo la tempesta, l’enorme quantità di legno a terra e gli abeti rossi sopravvissuti, ma resi più vulnerabili dalla distruzione del bosco maturo, hanno favorito una rapida diffusione del bostrico (Ips typographus). Questo piccolo coleottero, normalmente presente nei boschi d’alta quota, ha trovato condizioni ideali per proliferare in un ambiente reso fragile. Le sue larve scavano gallerie sotto la corteccia degli abeti, interrompendo i canali della linfa e causando rapidamente la morte delle piante.

Gli attacchi del bostrico hanno colpito in modo particolare i vasti rimboschimenti artificiali realizzati in passato, composti quasi esclusivamente da abete rosso.

La rigenerazione naturale

Nonostante il paesaggio inizialmente desolato, prima per l’effetto di Vaia e poi per l’attacco del bostrico, il processo di rinnovazione forestale sta procedendo rapidamente. I semi, che prima cadevano all’ombra del fitto bosco, ora beneficiano dell’aumento della luce solare al suolo, favorendo la crescita di una foresta più biodiversa, con una maggiore varietà di latifoglie.

Le aree più prossime alle malghe, ormai prive di alberi, verranno bonificate dalle ceppaie e ripristinate a pascolo.

Fauna e avifauna nella nuova foresta

Lungo il sentiero che conduce a Valtrigona, è possibile osservare acervi di formiche (Formica rufa) e le prime tracce della presenza di capriolo (Capreolus capreolus), cervo (Cervus elaphus), volpe (Vulpes vulpes) e scoiattolo (Sciurus vulgaris).

L’avifauna ha tratto alcuni benefici dall’apertura di nuove radure, creando ambienti favorevoli a numerose specie di uccelli. Passeggiando, si possono udire cince, luì, rampichino alpestre (Certhia familiaris), ghiandaia (Garrulus glandarius) e diversi picchi:

  • Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major)
  • Picchio nero (Dryocopus martius)
  • Picchio cenerino (Picus canus)
  • Picchio tridattilo (Picoides tridactylus), specie che ha beneficiato dell’aumento del legno morto a seguito dell’infestazione del bostrico.

L’abbondanza di piccoli uccelli ha attirato anche i rapaci forestali, come lo sparviere (Accipiter nisus) e l’astore (Accipiter gentilis), la cui attività di caccia è testimoniata dalla presenza di occasionali spiumate al suolo.