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Novità

QUALE INVERNO PER IL TRENTINO?

È ancora in corso l’acceso dibattito sul disegno di legge 53/XVII relativo ad impianti a fune e piste da sci, presentato dall’Assessore Failoni  come un semplice allineamento normativo della legislazione trentina: il DDL presenta tuttavia numerosi problemi, evidenziati sia dalle Associazioni Ambientaliste nonché dalla SAT, dalle ASUC e dai rappresentanti dei comuni.

In questa newsletter vogliamo provare ad espandere leggermente l’ambito della discussione, intervistando il nostro Presidente che ha di recente presentato per le Associazioni alcune criticità del DDL in Terza Commissione.

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Presidente, cosa ne pensa di questo ddl?
Il DDL è come un’immagine generata da una AI: affascinante da lontano, ma da vicino si svela pieno di difetti. Una facciata ben confezionata che nasconde un modello di sviluppo da dimenticare.

Dove intravede le maggiori problematicità?
I metodi adottati per lo sviluppo delle economie di montagna non sono più adatti ai tempi. Siamo in un’epoca in cui il cambiamento climatico è un dato di fatto, e non occorre ribadirlo con continui incontri e documenti destinati a ripetere evidenze ormai note. È anzi l’assessorato e la politica a dover dimostrare, con argomentazioni concrete, perché si debba ancora insistere su strategie che contraddicono le evidenze scientifiche in tema di infrastrutturazione e utilizzo del territorio. Il problema è il cambiamento climatico, ed è ora di svegliarsi, prenderne atto e agire di conseguenza, non nascondendo la testa sotto la sabbia.

Si tratta solo del cambiamento climatico?
Il contesto geopolitico attuale aggiunge ulteriori preoccupazioni: presto potremmo subire restrizioni anche sui beni di prima necessità, nonché sulla produzione di energia. Un territorio altamente infrastrutturato richiede manutenzione, controllo e attenzione costanti, attività che assorbono risorse che verranno sempre più limitate a causa di scelte geopolitiche e dell’inevitabile collasso di un modello di sviluppo insostenibile. Se immaginiamo un futuro di abbondanza entro il quale qualsiasi futura attività sopravvivrà inevitabilmente, forse dovremmo essere molto più cauti ed immaginare piuttosto un futuro di reslienza.

Ma quindi, che soluzioni?
Siamo in un periodo di crisi che esige scelte coraggiose. La vera sfida è riconvertire il turismo tradizionale in un modello che valorizzi l’essenza autentica della montagna, piuttosto che sfruttarla per estrarre risorse. Basta osservare le immagini satellitari del Trentino: le aree sciabili ricordano più cave che paesaggi naturali. Lo sci, infatti, si è trasformato in un’industria estrattiva che riduce la disponibilità di acqua, biodiversità e paesaggio. Sebbene tali metodi di sviluppo possano essere considerati legittimi, dobbiamo porci di fronte all’evidenza che il territorio non può più sopportare questo stress. Un modello basato massicciamente sulle piste da sci – o ancora, i bike park che su di esse si vorrebbero costruire – è, oggi, un approccio fallimentare.

Quindi, la soluzione è una conversione. Ma a che prezzo?
…Un prezzo alto, ma inferiore a quello che pagheremmo rimanendo nell’inerzia. Le aree sciistiche sono particolarmente fragili: una stagione senza pioggia o neve – e ce ne saranno sempre di più – obbliga gli impianti a sopravvivere grazie ad importanti sovvenzioni. Questo fa sorgere una domanda cruciale: dove sta l’orgoglio delle popolazioni alpine nel dover vivere di sussidi? Molte professioni si stanno estinguendo e diventa imperativo convertirle in attività che possano garantire un futuro a lungo termine. La politica deve intervenire, da un lato per non rendere il territorio ulteriormente fragile e, dall’altro, per evitare di umiliare i cittadini, offrendo invece opportunità reali e durature. Naturalmente, in alcune zone le infrastrutture esistenti sopravvivranno – laddove il territorio è più adatto – mentre in altre è necessario ripensare radicalmente il modello.

In conclusione
Ulteriori investimenti in questo settore sono insensati. Oltre al bloccare lo sviluppo solo e soltanto su quanto già esiste, occorre ovunque possibile dismettere le infrastrutture esistenti. È giunto il momento di restituire alla montagna la sua integrità, cessando il continuo prelievo di risorse; altrimenti, il futuro ci imporrà autonomamente il suo dazio, e tutto in una volta.

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Qui le osservazioni presentate in Terza Commissione dalle Associazioni Ambientaliste il 25 marzo 2025 sul ddl 53/XVII, e qui la presentazione sintetica mostrata durante la seduta

Gli attivisti di WWF Trentino

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