Con un lavoro secolare di dissodamento del bosco, gli abitanti di queste valli hanno modellato la radura di Malga Valtrigona (1632 m s.l.m.) e reso più rada la foresta circostante, favorendo così la crescita di specie erbacee appetibili per gli animali domestici.
L’aumento della luce solare e la presenza di humus forestale hanno permesso l’insediamento di una grande varietà di specie erbacee e arbusti. La morfologia del pascolo, in pendenza, porta l’accumulo di suolo nelle zone medie e inferiori, un fenomeno facilmente osservabile salendo verso la malga.
All’inizio del percorso, il pascolo è caratterizzato da un fitto tappeto di erbe carnose e piante di lampone, che formano il tipico megaforbieto, un’associazione vegetale comune nelle radure forestali con suoli freschi e umidi. Sugli steli delle piante si possono osservare piccoli coleotteri azzurrini o verdognoli, appartenenti alla famiglia dei Crisomelidi. Questi insetti rappresentano una preziosa fonte di nutrimento per numerosi uccelli e mammiferi carnivori, come dimostrano le elitre colorate visibili negli escrementi della fauna locale.
Salendo, il pascolo si fa più ricco di fiori, tra cui ranuncoli, e di erbe tipiche del “prato pingue”, un habitat particolarmente nutriente e gradito agli erbivori, sia domestici che selvatici.
Gestione del pascolo e fitodepurazione
Nei pressi della malga, la forte concentrazione del bestiame ha favorito l’accumulo di letame, portando alla crescita di una vegetazione nitrofila poco appetibile per gli erbivori, nota come rumiceto. Il personale dell’Oasi sta cercando di contenere questa espansione attraverso sfalci ripetuti, favorendo così la diversificazione delle specie erbacee.
Tuttavia, le piante nitrofile svolgono un ruolo utile ed ecologico: grazie alla loro alta capacità di assorbire sostanze organiche, vengono impiegate nella fitodepurazione dell’acqua. Il fitodepuratore della Malga è costituito da una vasca sotterranea che raccoglie le acque di scarico, permettendo alle megaforbie di assorbire i nutrienti in eccesso, restituendo così acqua pulita a valle.
Opere per la conoscenza del territorio
Nel tempo, attorno a Malga Valtrigona sono state realizzate alcune opere didattiche e divulgative per approfondire la conoscenza dell’ambiente circostante.
- Orto botanico: tra i tre edifici principali della malga, sfruttando la presenza di alcuni massi, è stato allestito un piccolo orto botanico che rappresenta la flora dell’Oasi. Alcune specie sono scomparse, mentre altre si sono insediate spontaneamente, testimoniando la continua dinamicità della natura.
- Stagno didattico: situato a valle del Centro Visitatori, permette di osservare anfibi, insetti acquatici e piante palustri.
- Orto delle piante officinali e alimurgiche: un’area recintata in legno di larice raccoglie specie vegetali di interesse alimentare e medicinale, tipiche della Val Calamento.
Nel 2023, inoltre, sono state realizzate grandi sculture in legno a tema naturalistico, utilizzando tronchi di alberi abbattuti dalla tempesta Vaia. Tra queste spiccano:
- Un trittico dedicato ai tre grandi carnivori alpini
- Un tritone alpestre scolpito in scala gigante (circa 4 metri di lunghezza)
Le opere sono state realizzate dallo scultore Alberto Boschetti di Pieve Tesino.
Tutte queste installazioni sono collegate da un sentiero di interpretazione ambientale, che attraversa entrambi i versanti della valle, permettendo ai visitatori di scoprire dettagli sorprendenti del paesaggio circostante.
Salita verso la foresta di montagna
Proseguendo il cammino, il sentiero si inerpica ripidamente tra le foreste di montagna dell’Oasi, dove predominano larici, alternati ai primi pini cembri, ai sorbi degli uccellatori e ad alcuni giovani abeti bianchi.
Il sottobosco è ricco di rododendri, salvo in alcune vallette umide, dove prevalgono cespugli di ontano verde.
A 1740 m s.l.m., una breve pausa presso un capitello votivo in legno, posto in memoria di un tragico evento, permette di riprendere fiato. Qui si trova il cippo segnaletico n. 8.
Il panorama si apre davanti ai visitatori: sopra una piccola piana alluvionale, una pendice coperta da grandi blocchi di pietra—testimonianza di frane antiche e recenti—inizia a essere colonizzata dal pino mugo.
A monte, si intravedono le creste delle cime dell’Oasi. Se si osserva con attenzione e si è fortunati, con l’aiuto di un binocolo, si potranno scorgere i primi esemplari di camoscio in lontananza.
