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Valtrigona · Sentiero natura

Cippo 4

Il vecchio rimboschimento

In passato, la gestione del bosco prevedeva l’alternanza di tagli rasi, seguiti dall’impianto di nuove pianticelle, disposte molto vicine tra loro su un reticolo di buche (il cosiddetto sesto d’impianto) con maglie di 1-2 metri al massimo.
Con il tempo, il bosco giovane poteva svilupparsi verso stadi più maturi e una struttura più naturale, sia per selezione naturale che attraverso interventi di diradamento mirati. Tuttavia, quando questi interventi vengono a mancare o risultano troppo sporadici, si ottiene un bosco cupo e povero, con numerosi alberi deperiti e morti al suo interno.
Questi tratti di foresta risultano ecologicamente fragili, con una bassa biodiversità animale e vegetale, e sono particolarmente vulnerabili agli attacchi di parassiti, defogliatori e altri agenti patogeni.

Ricchezza di vita e microhabitat sul legno morto

Nonostante la loro apparente desolazione, i boschi con una notevole quantità di necromassa (legno morto) offrono un habitat prezioso per numerose specie.

  • I picchi, come il picchio tridattilo (Picoides tridactylus) e il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), trovano nel legno morto una risorsa essenziale per la ricerca di larve e insetti di cui si nutrono.
  • Gli alberi morti e gli schianti a terra rappresentano importanti rifugi per diverse specie animali: le cavità nei tronchi offrono siti di nidificazione per rapaci notturni, pipistrelli e altri piccoli vertebrati.

Oggi, la presenza di legno in decomposizione non è più considerata un elemento da rimuovere per “ripulire il sottobosco”, ma viene riconosciuta come un fattore di arricchimento dell’ecosistema forestale.
I funghi, insieme ai batteri e all’intero microbiota del suolo, svolgono un ruolo fondamentale nella decomposizione della materia organica, contribuendo alla creazione di un nuovo substrato fertile e al riciclo dei nutrienti nell’ambiente.