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Valtrigona · Sentiero natura

Cippo 9

Il pascolo arborato a larice

Confine: gestionale Oasi WWF Italia, coerente con le particelle catastali. Tracciati e tappe: OpenStreetMap (ODbL); i cippi 2, 5, 6, 7 e 13 sono collocati lungo il sentiero dalle indicazioni del WWF Trentino Alto Adige. Il confine è indicativo.

Il larice (Larix decidua) è una specie eliofila, amante della luce, che si insedia preferibilmente negli spazi aperti e luminosi della montagna. In condizioni naturali, il larice si trova ai margini superiori del bosco, nella fascia di transizione tra la foresta e i pascoli alpini.
Nel corso dei secoli, l’attività umana di disboscamento per la creazione di maggenghi e pascoli secondari ha favorito la diffusione di questa specie anche a quote medio-basse nelle valli alpine.
I montanari hanno presto scoperto che il larice, oltre a fornire un ottimo legname da opera, ideale per le coperture in scandole di abitazioni e malghe, garantiva, se mantenuto rado, la persistenza dell’erba al suolo, a differenza di altre specie arboree che creavano ombra troppo fitta.
Per questo motivo, mantenere larici sparsi nei pascoli risultava vantaggioso:

  • Permetteva di avere legname vicino agli insediamenti.
  • Conservava buone superfici pascolabili per il bestiame.

Nascevano così i pascoli arborati a larice, una tipologia forestale di grande valore paesaggistico, pur essendo di origine antropica. Questi ambienti raccontano la storia del lavoro dell’uomo nelle Alpi e sono un elemento comune a diversi distretti alpini.
In alcuni casi, i pascoli arborati avevano anche una funzione idrogeologica, proteggendo i versanti più ripidi dall’erosione.
La diffusione del larice nella parte bassa dell’Oasi di Valtrigona è il risultato di un processo simile. I lariceti che oggi circondano Malga Valtrigona, così come quelli tra Malga Valtrigona e Malga Agnelezza, sono frutto dell’intenso lavoro degli abitanti della valle.
Sebbene oggi trasmettano un’impressione di natura selvaggia, la loro origine è legata all’azione umana secolare.

Gestione e conservazione del pascolo arborato

Con la progressiva riduzione del pascolamento, gli arbusti stanno riconquistando le aree precedentemente mantenute aperte dal bestiame. Tra le specie più invasive vi è il rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum), che tende a coprire in modo compatto le ex praterie.
Sebbene la fioritura del rododendro sia spettacolare, la presenza di arbusti troppo fitti limita la biodiversità. Per questo motivo, nell’Oasi si prevedono interventi mirati di conservazione, aprendo radure e varchi nell’arbusteto sotto il lariceto.
Questo favorirà la presenza di specie faunistiche di grande interesse, come:

  • gallo forcello (Lyrurus tetrix)
  • lepre bianca (Lepus timidus)
  • altri piccoli vertebrati tipici della fauna alpina

Il giardino roccioso naturale

Proseguendo lungo il sentiero, si attraversa il pascolo arborato e si raggiunge una rupe di roccia porfirica, che sovrasta il percorso.
Situato a 1830 m s.l.m., questo luogo è di grande interesse botanico:

  • Nelle fessure e sui ripiani della roccia si sono insediate numerose specie di fiori e piante, alcune molto appariscenti, altre più discrete, da scoprire con attenzione.
  • Questo giardino roccioso naturale rappresenta un esempio perfetto di biodiversità, un concetto spesso abusato, ma che qui può essere osservato direttamente nella sua complessità.
    Un pannello informativo, collocato su una bacheca in legno, aiuta i visitatori a identificare le specie più caratteristiche.

Per preservare questo prezioso habitat, è fondamentale:

  • Evitare il calpestio della base della roccia.
  • Non danneggiare le piante presenti, che svolgono un ruolo ecologico fondamentale in questo delicato ecosistema alpino.