Valtrigona · Sentiero natura
Cippo 10
I boschi a larice e pino cembro
Abbarbicati su cenge e pendii ripidi, si sviluppano boschi subalpini di pino cembro (Pinus cembra) e larice (Larix decidua). Questi ambienti si distinguono dai più diffusi boschi montani, che occupano le quote inferiori.
Le difficili condizioni rupestri e le forme irregolari e contorte degli alberi hanno contribuito a preservarli dai tagli per la creazione di pascoli o per il rifornimento di legname da opera e da ardere.
Per questo motivo, questi boschi vengono talvolta definiti “primigeni”, poiché si sono sviluppati lentamente, con alcune piante che hanno raggiunto diversi secoli di età.
Larice e pino cembro: due strategie diverse
In questi ultimi lembi di foresta, si incontrano due specie con adattamenti differenti:
- Il larice è una pianta eliofila, che colonizza spazi luminosi e aperti e per questo è stata favorita dal disboscamento operato dall’uomo nei secoli passati.
- Il pino cembro, invece, è un relitto di epoche lontane, quando le foreste si estendevano fino a quote molto elevate. Questa specie, rimasta isolata nelle aree più aspre e impervie, sta oggi lentamente riconquistando il suo antico habitat.
La Valtrigona si trova ai margini meridionali dell’areale del pino cembro, unico tra i pini alpini a produrre pinoli commestibili.
Un bosco ricco di vita
I larici secolari, spesso ricoperti di licheni, e i cembri dalle chiome globose, creano un habitat di grande suggestione per il visitatore.
Le profonde fessure delle loro cortecce rugose offrono rifugio a numerosi insetti, che attirano diverse specie di uccelli, tra cui:
- cincia dal ciuffo (Lophophanes cristatus)
- cincia mora (Periparus ater)
- cincia bigia alpestre (Poecile montanus)
- picchio tridattilo (Picoides tridactylus), raro ma piuttosto confidente.
Gli strobili del pino cembro (pigne) producono semi oleosi, che costituiscono un’importante risorsa alimentare per molte specie. Tra queste, la più caratteristica è la nocciolaia (Nucifraga caryocatactes), un uccello che accumula gli strobili in diversi depositi, contribuendo alla disseminazione del pino cembro e di altre specie arboree.
Verso il laghetto dell’Agnelezza
Terminata la salita, una deviazione conduce attraverso la valle, tra dolci ondulazioni coperte di rododendri, fino a un piccolo gioiello dell’Oasi: il laghetto dell’Agnelezza.
Situato a 1935 m s.l.m., questo specchio d’acqua rappresenta un’importante oasi per la biodiversità alpina.
Qui, il cippo segnaletico n. 11 invita il visitatore a soffermarsi, per osservare da vicino la straordinaria varietà di forme di vita e paesaggi che caratterizzano questa zona incontaminata.
