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Valtrigona · Sentiero natura

Cippo 12

La fauna alpina e la flora pioniera

Oltre i 2000 metri di altitudine, la vegetazione arborea si riduce a singoli esemplari o piccoli gruppi di larici e pini cembri. Tra gli arbusti prevalgono specie di piccole dimensioni, mentre il paesaggio si fa più spoglio e aspro, dominato da:

  • Creste e pareti rocciose
  • Pendici detritiche
  • Magri pascoli alpini

Questo è l’habitat ideale per il camoscio (Rupicapra rupicapra) e la pernice bianca (Lagopus muta). Ci troviamo inoltre al limite superiore dell’areale del gallo forcello (Lyrurus tetrix) e della lepre bianca (Lepus timidus).
A eccezione del camoscio, queste specie hanno origini nordiche e sono giunte sulle Alpi spinte dalle glaciazioni. Per sopravvivere alle basse temperature e alla lunga permanenza della neve al suolo, hanno sviluppato adattamenti morfologici e comportamentali specifici, tra cui:

  • manto invernale folto e isolante, che diventa bianco per mimetizzarsi nella neve.
  • zampe adattate alla neve, larghe e ricoperte di pelo per non sprofondare.

Le piante pioniere e la formazione del suolo

Nel corso dei millenni, tra i detriti rocciosi si è accumulato materiale organico trasportato dagli eventi meteorologici. Questo, mescolato alle sabbie prodotte dalla disgregazione della roccia, ha dato origine a sacche di terriccio in cui si insediano le cosiddette “piante pioniere”.
Queste specie sono le prime colonizzatrici degli ambienti estremi e svolgono un ruolo fondamentale:

  • stabilizzano gli ammassi di pietre, trattenendo materiale con le loro radici profonde.
  • contribuiscono alla formazione di humus, rendendo il suolo progressivamente più fertile per l’insediamento di specie più esigenti.

Nell’Oasi, le specie pioniere più appariscenti sono:

  • inaria alpina (Linaria alpina), dai caratteristici fiori violacei.
  • Saponaria minore (Saponaria pumila), una pianta compatta e resistente.

Le piante adattate ai detriti e alle rocce in alta montagna hanno sviluppato una grande varietà di strategie di sopravvivenza:

  • Forme filiformi, per ridurre l’esposizione al vento.
  • Strutture a rosetta o a cuscinetto, per proteggersi dalla perdita di calore e trattenere l’umidità.
  • Fusti e radici sotterranei molto sviluppati, per resistere alle condizioni estreme.

Dove il processo di colonizzazione è più avanzato e si è accumulato abbastanza terriccio, si sviluppano i pascoli alpini, che ospitano una maggiore diversità vegetale.

L’azione dei licheni

Tutte le rocce d’alta quota sono colonizzate dai licheni, organismi straordinari formati dalla simbiosi tra un fungo e un’alga.
I licheni pionieri svolgono un ruolo essenziale nella formazione del suolo:

  • producono acidi che disgregano la roccia, trasformandola in sabbia.
  • contribuiscono alla creazione del substrato fertile per le piante successive.

Verso la Forcella Valtrigona

Il sentiero, con una serie di tornanti, sale fino a raggiungere la Forcella Valtrigona, situata a 2112 m s.l.m..
Qui, il cippo segnaletico n. 13 invita il visitatore a soffermarsi per ammirare il panorama:

  • Da un lato, il grande anfiteatro dei pascoli di Ezze.
  • Dall’altro, la valle appena percorsa, con la maestosa catena dei Lagorai sullo sfondo.

Alla Forcella, un cippo in bronzo con il Panda segna il confine dell’Oasi WWF, che segue le creste ai due lati della valle. Un luogo ideale per apprezzare la grandiosità del paesaggio alpino e la sua fragile biodiversità.